di Francesco Di Marco
Sono finiti gli anni dei progressi a doppia cifra per le banche italiane e il futuro non si preannuncia facile, almeno sino al 2009. Intanto, a fine anno, l’utile netto del settore dovrebbe aumentare di appena lo 0,2 per cento. Questa la stima contenuta nel rapporto previsionale sui bilanci bancari, diffuso da Prometeia. L’associazione, tra le maggiori società italiane di consulenza e ricerca economica e finanziaria, immagina un futuro prossimo in cui ci saranno meno mutui e più credito al consumo nel mix degli impieghi alle famiglie.
Di fondo, si intravede nel prossimo triennio un marcato rallentamento della crescita del risultato di gestione degli istituti (+5,6% medio atteso nel triennio 2007-2009 rispetto al +12% del 2004-2006). Attesa anche un’interruzione della tendenza alla crescita del Roe delle banche, stimato al 9,9% nel 2007 dopo l’11,6% nel 2006 e «con effetti di contenimento anche nel 2008». Solo nel 2009 si dovrebbe assistere a una crescita degli utili che riporterà il Roe al 9,8 per cento.
In futuro, osservano da Prometeia, per le banche conterà sempre più la capacità di aumentare le quantità in un contesto di riduzione dei margini. E la banca dovrà far ricorso meno alla leva e alla finanza e più all’intermediazione: un effetto neanche troppo indiretto del panico provocato in estate dai mutui subprime. Alla luce di questa osservazione, assumono ancora più senso le aggregazioni bancarie degli ultimo anno e mezzo, cui si è aggiunta, da ultima, Mps dopo Intesa-Sanpaolo e Unicredit-Capitalia. Che devono produrre, sempre più in fretta, vantaggi nella crescita delle masse e nella riduzione dei costi grazie alle economie di scala.
Continua a leggere…